
recensione di Arianna Ceraolo pubblicata il 20.12.06 su: http://www.periferiesulring.net/index.php
Quello di “Partita a Pugni”, dei romani D’Aguanno e Montesi, è uno di quei rari casi di libri cosiddetti “multisensoriali”. L’odore della carta patinata, si scontra con il ruvido della sua corposità e l’occhio che guarda le fotografie proposte in ogni pagina si amalgama perfettamente con i versi poetici o tremendamente prosaici che accompagnano ogni immagine.
“Quattro ore al giorno di allenamento e tutta una vita, poi, con un naso da cubista. In cambio neanche un soldo. “ In cambio, torni a casa che hai dimostrato qualcosa a qualcuno, e a te stesso” Dimostrato cosa? “Che sei qualcuno, e te stesso”. Uno a zero. Questa citazione di Alessandro Baricco, scovata dal giornalista Claudio D’Aguanno, co-autore del volume, è solo una delle decine che accompagnano le foto di Stefano Montesi. Questa nello specifico ritrae ragazzi in palestra. Nella pagina a fronte un maestro guarda con attenzione il proprio allievo, giudicandolo e guidandolo con lo sguardo. Chi ama questo sport, chi lo ama veramente, talmente tanto da averci passato un’intera vita insieme, tanto da togliere tempo ai propri cari per poi dire “Basta!” e ricascarci successivamente con “tutte le scarpe”, non può fare a meno di chiudere gli occhi e immaginare i mille odori e le mille sensazioni della palestra.
I sorrisi, i pianti, le ferite e il sangue, la fatica e le urla “dipinte” in questo libro e accompagnate dalla poesia e dalle citazioni ( da leggere obbligatoriamente a voce alta) fanno di “Partita a Pugni” qualcosa di più di un libro. E’ un viaggio, un abbraccio, una lacrima e un sorriso dedicato alla “nostra” boxe. E’ un rifugio quando, a bordoring, ci capita di vedere qualcuno che non si rialza per interminabili minuti e ci fa dire “perché? Perché amo tanto tutto questo?”. Aprendo queste pagine ritroviamo la serenità e le risposte a queste domande. Ritroviamo l’amore perso e recuperiamo le certezze. Ma non solo…sfogliando le pagine con gli amici della palestra, i pugili e gli appassionati romani ritroveranno loro stessi, i loro maestri, le mura amiche della loro palestra.
Le ultime pagine del libro propongono, poi, una commovente conclusione che anche i neofiti e gli scettici non potranno che apprezzare: lunghe chiacchierate con i protagonisti della boxe “ che fu” e che potrebbe ancora essere. Alfredo Ricchetti, il sor Alfredo, il “maestro” del rione Monti che ha passato la vita “ per quasi un secolo tra un secchio un asciugamano ed un gong”, Tiberio Mitri raccontato dalla calda voce di Mimmo Proietti ed infine le storie dei “pugni sulla metropoli” dipinte dai vividi ricordi del giornalista Giuliano Prasca.
Il consiglio che vi diamo, per chiudere questa recensione, è di leggere questo libro come fanno i bambini accompagnati dalla voce dei genitori. Ascoltano e guardano le figure. Leggete ad alta voce le citazioni abilmente scovate nei secoli, guardate contemporaneamente le foto proposte o quelle che la vostra mente e i vostri ricordi vi portano a guardare, poi chiudete gli occhi e immaginate i vicoli di Roma, le scale buie che portano alle palestre, la canfora e il sudore, la vasellina, il sangue, gli sputi, le urla dei maestri, le sonore risate e i sorrisi smaglianti dei ragazzi ancora acerbi.
categoria:recensioni, boxe, periferie, partita a pugni







“IL NOSTRO NO ALLE LAME SI CHIAMA BOXE” 
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